Codipendenza e dintorni.

Tantissimo e’ stato scritto sulla codipendenza e tantissimo si trova in libreria o su Youtube. In questo articolo vorrei parlare delle basi della codipendenza rivisate attraverso il modello di Learning love e Somatic Experiencing.

Definizione di co-dipendenza.
Definire la codipendenza non e’ semplice perche’ contiene in se’ tantissimi aspetti, dal comportamento nella relazione, alle dipendenze verso sostanze come droghe, alcool, psicofarmaci, ai comportamenti come dipendenze sessuali, scommesse alle dipendenze affettive.

Nel Learning Love viene spesso utilizzata la forma molto semplificata di “avere il focus spostato sull’altra persona”. La nostra attenzione e’ completamente rivolta all’altro e cerchiamo di comportarci in modo e maniera da ottenere amore, valore, rispetto, protezione, sicurezza dall’altro (di solito il partner oppure un familiare con dipendenze). L’altro diventa la fonte del nostro benessere e del nostro malessere, il nostro ‘stato dell’essere’, – stare bene, essere felici, essere contenti, avere uno scopo nella vita – dipende unicamente da cosa l’altro fa o non fa, da come si comporta con noi o da come non si comporta con noi. Ed il nostro stare male, essere frustrati, essere insoddisfatti, in egual modo, lo addossiamo alla persona da cui siamo codipendenti.
Ma vediamo alcune definizioni da terapisti americani.

! John Friel e Linda D. Friel: “Codipendenza e’ uno schema disfunzionale di vita che ha origine sia dalla famiglia di origine che dalla cultura e che porta ad uno sviluppo interrotto dell’identita’”
! Charles Whitfield: “I codipendenti sono allontanati dal loro vero se’ a causa delle ferite che subiscono nell’infanzia”
! Melody Beattie: “Un codipendente…. permette che i comportamenti di un’altra persona lo influenzino e diventa ossessionato nel controllare i comportamenti di questa persona”
! Earnie Larsen: “La codipendenza e’…. una diminuita capacita’ di iniziare o partecipare ad una relazione intima”
! Robert Subby: “La codipendenza e’ il risultato di una esposizione prolungata a delle regole rigide”
! John Bradshaw: “La codipendenza e’…. un sintomo di abbandono – una perdita della propria realta’ interiore e una dipendenza ad una realta’ esteriore”
! Darlene Lancer:” Una persona codipendente e’ colui che non riesce a funzionare dal suo se’ innato ma invece lo fa organizzando i suoi pensieri intorno ad una sostanza, ad un processo/attivita’ (lavoro, sesso, shopping, scommesse) o ad un’ altra persona.
! Pia Mellody: “I codipendenti hanno difficolta’ a
1. fare esperienza appropriata dei livelli diautostima
2. mettere confini chiari e funzionali
3. possedere ed esprimere la propria realta’
4. prendersi cura dei propri bisogni, necessita’ e desideri
5. fare sperienza ed esprimere la propria realta’ in modo equilibrato”

E da uno italiano
! Cesare Guerreschi: “…. spesso si tratta di cosa una persona non fa: il co-dipendente NON segue i suoi interessi e le sue passioni. …. La persona codipendente si sente impotente per cio’ che concerne la patologia dell’altro, e vive continuamente cercando di modificare il partner, con la speranza che qualcosa di magico potra’ cambiare l’altro e togliere cosi’ i problemi dalla sua vita.”

Queste definizioni possono aiutarci a vedere la vastita’ dell’argomento e quanti aspetti comprenda l’essere un codipendente. Ma perche’ nel lavoro di Learning Love e’ cosi’ importante conoscere questo tema? Semplicemente perche’ se non ci portiamo attenzione e consapevolezza le nostre relazioni saranno un caos di dolore. Finche’ non vedremo che il nostro stato dell’essere non dipende da cosa l’altra persona fa o non fa, il nostro focus sara’ spostato sull’altro e perderemo la possibilita’ di crescere nella relazione. E il piu’ delle volte, non vedendo che il nostro focus e’ spostato sull’altro, non siamo neanche consapevoli di cosa mettiamo in atto per ottenere quello che vogliamo dall’altra persona. Ci perdiamo nel dramma, nel tentativo di cambiare l’altro o di cambiare noi stessi per far funzionare la relazione.

Focus spostato sull’altro -> vogliamo che l’altro ci faccia sentire amati, protetti, voluti, desiderati, utili ecc. -> per ottenere questo utilizziamo delle strategie: compiaciamo, salviamo, diamo la priorita’ all’altro e ai suoi bisogni, manipoliamo ecc. -> l’altro ci da quello che vogliamo: ci sentiamo momentaneamente soddisfatti ma esausti e non in contatto con noi stessi (la dipendenza si rinforza)
-> l’altro non ci da quello che vogliamo: andiamo in frustrazione e iniziamo altre strategie sentendoci esausti e non in contatto con noi stessi.

Andrea e Rossella sono sposati da diversi anni e non hanno figli. Lui e’ un lavoratore accanito ed ha molto successo. Lei, dopo un matrimonio fallito alle spalle, diversi traumi e diversi tentativi senza successo di crearsi una carriera riversa in questo matrimonio e su quest’uomo tutti i suoi bisogni di sicurezza e il suo sentirsi realizzata. Diventa totalmente devota al marito, mettendo da parte la sua passione e diventando una sorta di moglie-casalinga modello; in cambio, si aspetta totale devozione, presenza fisica al 100% e risposta immediata in caso di bisogno. Quando questo non accade perche’ Andrea e’ impegnato con il lavoro o perche’ ha altre priorita’ la reazione di lei diventa devastante, toccando punte di forte depressione o collassi psicologici che costringono Andrea ad essere di nuovo presente al 100%. Il lavoro di lui diventa uno dei motivi piu’ frequenti di litigi nella coppia.
Lei diventa dipendende dagli psicofarmarci e la reazione alle tempeste relazionali si fanno sempre piu’ intense. Lui si chiude in se stesso smettendo di interagire con la famiglia di origine e gli amici ed evitando di esporsi. Entrambi non si accorgono di essere in una relazione dove sono schiavi emotivi l’uno dell’altra e si scambiano continuamente i ruoli tra vittima e tiranno. La parte regressa di entrambi con senso di colpa dirige la relazione.

Un’altro modo di avere il focus spostato sull’altro e che tutti noi facciamo, piu’ o meno consapevolemnte, e’ quello di “essere nella testa dell’altro”.
Abbiamo un’incredibile forza che tende a farci parlare dell’altro (del partner, dell’amica, dell’amico, del capo). Ci impegnamo a cercare di capire i motivi per cui si comporta in un certo modo, analizziamo, ipotizziamo, crediamo di sapere di cosa abbia bisogno, di quello che dovrebbe fare o non dovrebbe fare per stare bene e spendiamo energia e tempo e pensieri sul tentare di risolvere il suo problemo.
Vi siete mai trovati con un gruppo di amici dove si parla escusivamente dei non presenti e nessuno parla di se esponendo le proprie paure o difficolta’? Oppure, situazione molto tipica, ai pranzi/cene di famiglia dove l’argomento principale e’ ‘fare il cappotto’ (come si dice in questa parte di Toscana) a quelli che non sono presenti. Oppure, ci troviamo con la nostra carissima amica e parliamo tutto il tempo di cosa il nostro partner dovrebbe fare, a quali attività dovrebbe iscriversi, quali amici dovrebbe frequentare/non frequentare…. oppure ci lamentiamo di lui o lo accusiamo o lo svalutiamo….. E la nostra amica di solito ci da ragione… E quando ci chiedono: ma tu come stai? Naturalmente la risposta e’: io sto BENE!
Tutti questi sono comportamenti da codipendente.
A causa dei nostri traumi personali e della nostra storia famigliare siamo abituati/condizionati a non essere in contatto con il nostro mondo interiore: cosa sentiamo, quali emozioni, quali sensazioni e quali bisogni e’ stato tutto messo da parte. Il nostro focus si e’ spostato su: cosa posso fare per essere vista, essere amata, per essere capita o protetta e come posso cambiare l’ambiente e gli altri intorno a me per ottenere questo. Cosi’ abbiamo adottato dei ruoli: la compiacente, la vittima, la salvatrice, la mamma, la madre di nostra madre, il maestro, l’uomo di successo, l’insegnante ecc. ma ancora, il focus e’ rivolto verso l’esterno e questo ci crea sfinimento, frustrazione e non siamo in contatto con noi stessi.
Altri sintomi di codipendenza sono: la vergogna cronica, senso di colpa per cosa fai o dici o per come si sente il tuo/la tua partner, bassa autostima, difficolta’ a mettere confini, difficolta’ a connettersi con i propri bisogni e desideri, perfezionismo, dipendenze, ossessione verso l’altro, controllo, comportamenti abusivi, rabbia incontrollata, disperazione e depressione, farsi carico delle responsabilita’ del partner/familiare, aspettative. Abbiamo tutti comportamenti da codipendente, chi a livelli piu’ bassi chi a livelli piu’ alti. E’ un po’ come vedere, nello schema che ci insegna Krishnananda, il livello piu’ esterno dei tre cerchi, lo strato della protezione. Ogni volta che siamo in protezione, siamo lontani da nostro strato di vulnerabilita’ ferita. Agiamo una protezione perche’ non abbiamo imparato/non ci e’ stato insegnato/non ci e’ stato possibile esporci nella nostra vulnerabilita’. Esporci nella nostra vulnerabilita’ vuol dire esprimere chiaramente la nostra paura, la nostra insicurezza, come ci sentiamo rispetto a quello che ci accade nella relazione, riconoscere quando siamo in shock.

Esempi: due donne, entrambe lasciano il lavoro per prendersi cura della madre morente, una donna e’ codipendente, l’altra no.

Patrizia adora il suo lavoro ed e’ l’unica figlia rimasta ad occuparsi della madre: si accorge che nel giro di pochi mesi a causa dell’aggravarsi della malattia sua mamma morira’ e quindi decide di lasciare il lavoro per poterla accompagnare fino all’ultimo. Questa scelta la vive come una priorita’. Si organizza con una badante part-time cosi’ da poter avere tempo anche per se stessa. Patrizia continua a andare in palestra, parla e condivide di quello che sta passando con le amiche ricevendo supporto anche da loro, e cerca di mantenere la sua vita in equilibrio e armonia cosi’ da dare nutrimento a se stessa e alla madre morente.

Paola si sente obbligata a lasciare il lavoro per accudire sua madre. Accusa e si lamenta della parentela perche’ non viene aiutata durante l’arco della giornata e non le viene mai dato il cambio e, allo stesso tempo, non chiede ai parenti di essere aiutata. Si sente resposabile e si preoccupa rispetto alle cure mediche che la mamma riceve. Passa tutto il giorno con la madre e tenta in ogni modo di convincerla a guarirsi con un guatirore spirituale. Sua mamma la invita a prendersi cura di se stessa e a fare qualche pausa ma Paola si sente troppo in colpa e si preoccupa tanto che non ci riesce, diventando sempre piu’ sfinita.

Esempi relazionali di coppia: modalita’ codipendente e modalita’ sana e matura.
Relazione-inferno:
Anche se dall’esterno una coppia codipendente puo’ sembrare funzionale, fisicamente, intellettualmente ed economicamente indipendente, in realta’ ci sono due adulti insicuri, dipendenti ed emotivi. Invece di uguaglianza, vicinanza e rispetto, c’e’ uno sbilanciamento di potere o un gioco di potere. Una persona tenta di anticipare i bisogni dell’altro e poi si sente in colpa, in ansia e va in risentimento per questo. Non solo subiscono l’influenza l’uno con l’altro, ma reagiscono l’uno contro l’altro e si sentono responsabili delle emozioni e degli umori dell’altro. Cercano direttamente o indirettamente di controllare l’altro cosi’ da poter soddisfare i propri bisogni. C’e’ poca liberta’ nella relazione, entrambi hanno paura dell’intimita’ e della separazione e questo minaccia la loro parte insicura. Vengono giocati dei ruoli (madre – figlio, padre – figlia, vittima – tiranno, maestro – allievo ecc.), non c’e’ una base sicura, molto spesso ci sono rapporti extra-coniugali o dipendenze.

Relazione-paradiso:
Normalmente in una relazione intima si sviluppa un certo livello di attaccamento. Quando due persone si amano e’ naturale che vogliano stare insieme, che si manchino quando non sono insieme e che si preoccupino l’uno dell’altra. Con il passare del tempo le loro vite e la loro rutine si intrecciano e si collegano. Si aiutano e si incoraggiano a vicenda. Hanno bisogno l’uno dell’altra, sono dipendenti l’uno dall’altra e cio’ che uno fa ha effetto sull’altro, ma tutto questo in modo equo ed ognuno si prende la responsabilita’ per la propria vita come allo stesso modo la responsabilita’ per come contribuisce alla relazione. Le loro vite sono interdipendenti. Non hanno paura dell’intimita’ e l’indipendenza non e’ vissuta come una minaccia alla relazione anzi, l’indipendenza dona piu’ liberta’ alla relazione. Si rispettano e supportano riguardo ai propri traguardi personali e sono totalmente impegnati nella relazione.

Osservando da un punto di vista di Learning Love e’ molto facile vedere coma la parte ferita prende il sopravvento e dirige la relazione in modo disfunzionale. Patrizia e la relazione -paradiso sono modalita’ dove ognuno si prende cura dei propri bisogni, vengono condivise come si sta, le paure e le insicurezze, e le difficolta’ vengono viste come possibilita’ di crescita. Il rispetto e il prendersi la responsabilita’ delle proprie azioni e’ alla base dalla relazione.
Paola e la relazione-inferno invece sono caratterizzate dal caricarsi delle responsabilita’ e dei bisogni dell’altro per poi reagire con accuse, lamentele e vittimismo. I livelli di ansia e disistima sono elevati e non c’e’ connessione con la propria verita’, con le proprie emozioni ma il focus e’ spostato all’esterno. L’altro è considerato responsabile del malessere.

Il viaggio di guarigione della codipendenza e’ un viaggio lungo, e’ vero, ma non impossibile! Krishnananda e Amana cambiarono il titolo dei loro seminari da Codependency a Learning Love proprio per dare supporto alla parte adulta e consapevole che permette il cambiamento. Il nostro giudice interiore e’ sempre pronto a remare contro di noi e cosi’ facciamo davvero presto ad identificarci con un’etichetta: sono codipendente! Alle volte alcuni clienti arrivano e mi dicono ‘adesso sono antidipendente’ oppure ‘mio marito e’ dipendente’ e una volta etichettati e’ difficile darci la possibilita’ di cambiare e vedere invece i progressi che stiamo attuando nella nostra vita o nelle relazioni. Una volta usciti dalla negazione e iniziato a vedere che siamo in protezione o attuiamo delle strategie nella coppia, allora possiamo iniziare il nostro viaggio di ‘recovering’- di convalescenza, di recupero, crescendo in amore, soprattutto con noi stessi.

I passaggi principali sono
– uscire dalla negazione che qualcosa non funziona nella relazione
– dedicarci alla consapevolezza attraverso la meditazione (dinamica, kundalini, sport, yoga, mindfulness ecc.)
– guarire la relazione con me stessa/me stesso: attraverso l’aiuto di terapisti, counselors, gruppi esperienziali mi conosco, guarisco i miei traumi, la mia vergogna e accresco la mia autostima
– guarire le relazioni con gli altri smettendo di avere il focus sull’altro, imparo a mettere confini, mi prendo cura dei MIEI bisogni e lascio andare le relazioni non sane
– espando il mio relazionarmi nel mondo, creo nuove amicizie con persone che seguono lo stesso viaggio, mi prendo cura della mia vita.

Molto spesso quando lavoro chiedo ai miei clienti ‘di che cosa avresti bisogno in questa relazione?’ e la maggior parte delle volte si apre un momento di silenzio per poi arrivare un flebile ‘…non lo so….’
Oppure parlo di mettere confini chiari al comportamento invasivo del prorpio partner o della mamma/padre e la risposta che mi arriva, 99% delle volte e’: “non ce la faro’ mai! Questo e’ impossibile che lo faccia…”
Questi sono comportamenti codipendenti che si possono cambiare. Una relazione adulta e matura comprende l’esposizione dei propri bisogni e il mettere confini chiari e amorevoli quando ci sentiamo invasi. Il viaggio può sembrare arduo ma è fattibile.

Con amore,
Marica Asti Innocenti


Bibliografia: La dipendenza sessuale, Cesare Guerreschi/ A tu per tu con la paura, Krishnananda/ Uscire dalla paura, Krishnananda/ Donne che amano troppo, Robin Norwood/ Facing codependency, Pia mellody/ Getting the love you want, Harville Hendrix

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